sabato 30 ottobre 2021

Latino: la sfida continua!

 Inutile nasconderlo. Le prime negli ultimi due anni sono più complicate del solito. Molti ragazzi hanno delle lacune che a volte sono voragini e inoltre faticano a ingranare con lo studio, che è spesso stentato e approssimativo. Aggiungiamoci che in generale un po' in tutte le classi i ragazzi sono più fragili, e per questo danno colpa (vera o presunta) al Covid: sta di fatto che è tutto un morire d'ansia per qualsiasi cosa.

In questo contesto io mi trovo a insegnare latino in prima Scienze Umane. Trattasi di materia che già di per sé non gode di buonissima fama tra gli studenti; figuriamoci poi presso quelli poco rigorosi e in difficoltà con le basi di analisi logica. 

Dopo l'entusiasmo iniziale nell'applicazione del mio metodo in larga parte induttivo e ludico, i risultati della prima verifica mi hanno riportato decisamente a terra. Alla crisi è seguita la reazione: come arginare le evidenti difficoltà di buona parte dei miei studenti di fronte anche alle più semplici richieste? Sì, perché la verifica chiedeva di fare l'analisi logica di alcune semplici frasi in italiano e di esplicitare il caso latino corrispondente. L'esercizio più difficile chiedeva di completare delle frasi in latino o di tradurne altre in italiano, che però non erano nuove: le avevamo ripetute molte volte in un mese di lezione. Il focus era sulla prima declinazione. 

Ho deciso allora di dividere la classe a piccoli gruppi (di 2 - 3 componenti) e di assegnare a ciascuno di essi degli esercizi mirati per il recupero, il consolidamento e il potenziamento.

A chi è andato bene nel test ho assegnato una versione da tradurre che parlava di discipulae, di schola e di magistrae, lessico già noto agli studenti, visto che nelle nostre piccole conversazioni in latino in classe facciamo ricorso agli stessi termini. 

Nel frattempo ho assegnato degli esercizi sulla prima declinazione a chi doveva recuperare o consolidare: esercizi di completamento essenzialmente, fino ad arrivare alla frasetta da analizzare e tradurre in o dal latino. Dopo la prima lezione in cui passavo tra i banchi a dare una mano, ho corretto con i gruppi interessati questi esercizi, sincerandomi che tutti avessero preso un po' di dimestichezza con casi e terminazioni della prima declinazione. Ho lavorato con l'analisi logica (a partire da frasi con solo il soggetto e il predicato nominale) utilizzando una struttura schematica e dei colori per i complementi diretti. Ad esempio ho preso una frase da tradurre in latino come: "Serena è la nostra maestra" e l'ho fatta riscrivere così:

   


Quindi ho fatto collocare il verbo al centro, ho fatto quindi cercare il soggetto col trucco della concordanza (provate a cambiare il verbo, da singolare a plurale o viceversa: il complemento che è costretto a cambiare con lui è il soggetto!) e l'ho fatto scrivere sempre a sinistra in rosso; a destra c'è l'eventuale complemento oggetto (ma mettiamo una X se il verbo è intransitivo); sotto gli eventuali complementi indiretti. Ho fatto scrivere, come si vede, il complemento, il caso corrispondente e se singolare o plurale, ed infine la terminazione della I declinazione. Alla fine di questa procedura si è tradotta la frase.

Diversa ancora è stata la gestione dei DSA: ho trovato in rete un bello schema della prima declinazione con un colore per ogni caso e la traduzione corrispondente. L' ho consegnato insieme a delle frasi in latino in cui avevo già sottolineato i sintagmi con il colore giusto in base allo schema fornito. Per esempio, poniamo che si stabilisca che il nominativo è in rosso e l'accusativo in verde; quindi si dà una frase così:

Discipulae magistram audiunt.

L'alunno dunque ritrova sullo schema che il rosso è il nominativo, deve controllare se singolare o plurale e relativa traduzione; quindi procede con il verde e così via. Si comincia con una serie di frasi elementari (solo con nominativo e P.N.) e via via si inseriscono uno alla volta altri casi e dunque altri colori. 

Nelle lezioni successive, ho corretto gli esercizi assegnati ai gruppetti che dovevano recuperare e quindi contestualmente ho interrogato. Se trovavo qualche argomento non ancora consolidato, ci lavoravo ancora sopra con esempi e ulteriori esercizi (ad esempio quello dei cesti: ho dato una lista di parole della I declinazione ed esse andavano inserite nel "cesto" corretto dei casi; dapprima l'esercizio doveva essere svolto con lo schema della prima declinazione sott'occhio e poi senza). 

Mentre interrogavo e assegnavo questi esercizi, non ho lasciato con le mani in mano i più sicuri, ma ho chiesto loro di rielaborare la versione che avevo loro assegnato precedentemente in questo modo: dovevano creare un dialogo tra i protagonisti della versione (due amiche e la loro maestra) esercitando sia le formule che sentono in classe ad ogni lezione o che abbiamo utilizzato in passato (le formule di saluto, la richiesta del nome, etc...) sia lavorando sui verbi. Infatti per ora abbiamo studiato unicamente il verbo essere, ma comunque negli esercizi abbiamo trovato altri verbi sempre dati in traduzione. Quindi gli alunni dovevano prendere i verbi (tutti all'indicativo presente attivo) della versione e con l'aiuto del loro manuale riconoscerne la coniugazione e perciò coniugarli in altre persone rispetto alla terza persona singolare o plurale. Ad esempio la frase: "Discipulae Romae vivunt" è stata trasformata così nei dialoghi: 

- Salvete! Quae estis?

- Discipulae sumus. 

- Ubi vivitis?

- Romae vivimus.

Il lavoro è stato certosino: si doveva riportare "vivunt" a "vivo", cercarlo sul dizionarietto in fondo al manuale, ricavarne la coniugazione e andare a vedere sul libro come si coniugasse in base alla coniugazione di appartenenza. Non è stato facile, ma i ragazzi si sono entusiasmati e hanno svolto dei lavori discreti, in un paio di casi molto buoni. Hanno anche scoperto dalla versione come si forma il complemento di moto a luogo e ora dovranno spiegare al resto della classe (che nel frattempo ho più o meno finito di interrogare in vista del recupero) come funzionano le coniugazioni latine. 

Mi ritengo soddisfatta, anche se ho dovuto preparare diversi materiali e a lezione dovevo avere ben in mente chi facesse che cosa. Mi sono sdoppiata, anche quadruplicata in certi momenti, ma nessuno ha perso tempo e ognuno ha lavorato a partire dal proprio livello di partenza. Due puntualizzazioni:

- bisogna saper tollerare un certo grado di confusione in classe (e siccome non è facile ritengo che questo tipo di lavoro non si possa fare sempre);

- bisogna avere in classe un numero gestibile di alunni (credo al massimo 20, altrimenti è davvero dura, oppure bisogna ridurre il numero di differenziazioni, cioè un lavoro per il potenziamento e uno per recupero/consolidamento e poi condivisione in plenaria).

Aggiungo che ovviamente in un mese di scuola ho fatto la prima declinazione, il verbo essere, il complemento di stato in luogo, un accenno al dativo di possesso e stop. Ho anche anticipato alcune uscite della seconda declinazione, ma poi ho lasciato perdere perché appunto ho visto che dovevo lavorare sulle basi dell'analisi logica, quindi non mi sono complicata la vita ulteriormente! Voglio dire: se si vuole procedere tentando di non lasciare indietro nessuno, non si possono fare le corse. Tuttavia, non bisogna dimenticarsi di stimolare chi è in fascia più alta, altrimenti costoro si annoiano mortalmente. Ecco perché ho voluto tentare un lavoro differenziato per livelli. Ora vediamo come andrà coi verbi! 


 

domenica 19 settembre 2021

PRIME LEZIONI DI LATINO GIOCANDO CON LA LINGUA

Ho una prima del Liceo delle Scienze Umane in cui insegno latino. Felicissima, perché anche quest'anno posso sperimentare. Parto dal presupposto che i ragazzi arrivano al liceo pieni di pregiudizi su questa lingua, che immaginano particolarmente ostica e noiosa. E ovviamente inutile.

Ormai si legge un po' ovunque il discorso che il latino sta morendo, che bisogna innovare la didattica, che il metodo tradizionale non è più adeguato ("O tempora o mores!"). Se ciò sembra chiarissimo per i docenti universitari che scrivono queste cose (recentemente per esempio ho letto le riflessioni condivisibilissime di A. Balbo su Accademia.edu e le interessanti proposte di altri docenti in questo articolo), io tuttavia mi trovo a constatare con una certa amarezza che a scuola non si muove una foglia. The wind of change is out of here. Immobilismo, se non vero e proprio astio verso ogni tentativo di cambiamento rispetto alla solita impostazione didattica. Per il quieto vivere meglio non nominare neppure il metodo natura!

In questo clima, io cerco nel mio piccolo, lavorando con gli strumenti "tradizionali", di costruire nelle mie classi lezioni un po' diverse. Qui riporto le prime due.

LEZIONE UNO 

Entro in classe, dico che adesso rifarò l'ingresso parlando sempre in latino per alcuni minuti, quindi niente paura! Li avviso che io mi rivolgerò loro con "Salvete, discipulae ac discipuli!" e loro dovranno semplicemente rispondere con "Salve, magistra!". 

Rifaccio l'entrata, rivolgo il saluto ai ragazzi, loro mi rispondono e tutto fila liscio. Poi comincio a giocare: "Surgite, discipuli!" e poi "Considite, discipuli!". Ripeterò fino alla nausea gli imperativi, così li impareranno senza troppa fatica! 

Quindi dico: 

Ego Angela Pluda sum. Mihi nomen est Angela. Ego magistra sum. Ego linguae Latinae magistra sum. Latinam linguam doceo. 

Scrivo alla lavagna "Ego Angela sum. Mihi nomen est Angela" e anche la domanda che comincio a rivolgere a tutti gli studenti: "Quod nomen tibi est?".

I ragazzi mi rispondono dapprima guardando i modelli alla lavagna e poi cominciano a memorizzare.

A questo punto comincio a variare:

Quis es tu? Esne tu Silvia? 

Varia anche la risposta: "Silvia non sum, sed Sara".

Poi si passa a "Qui estis vos?" o "Quis est ille?". "Quis es tu? Surge! Quomodo vales? Nunc conside!".

Insomma, chiamandoli un po' tutti, anche più studenti alla volta, usiamo i pronomi personali soggetto e tutte le voci del verbo essere. A questo punto interrompiamo l'interazione in lingua e scriviamo alla lavagna il prospetto del verbo essere con relativi pronomi. Io ho introdotto subito sia IS/EA (non il neutro: il discorso sul neutro va introdotto con calma in un secondo momento) sia ILLE/ILLA e anche i loro plurali naturalmente. I ragazzi non hanno avuto alcuna difficoltà. Sempre in italiano, ragioniamo sull'uso della particella interrogativa -NE. 

La lezione è stata leggera per i ragazzi ma molto produttiva. Per casa chiedo solo di ripassare e di leggere in italiano la paginetta che sul manuale viene dedicata alla spiegazione del latino come lingua sintetica con casi e declinazioni.

I ragazzi sono talmente carichi che il giorno dopo, quando li ritrovo per i corridoi, mi salutano con "Salve, magistra" e mi ripetono il verbo essere con tutti i pronomi, già perfettamente imparati.

LEZIONE DUE

La metterò in pratica tra qualche giorno. Ho preparato un semplicissimo Powerpoint con alcuni esercizi di ripasso e consolidamento. 

Eccolo qui: 

https://docs.google.com/presentation/d/1Wa8tq2GAS2UqJbfIc_W4vYYhCZhf5NNW/edit?usp=sharing&ouid=110896314052245045289&rtpof=true&sd=true

Per casa ho pensato di dare un paio di esercizi veloci del manuale sul riconoscimento di soggetto, PV/PN, oggetto, complementi predicativi. Il focus la volta successiva sarà su nominativo e accusativo: farò in parallelo le uscite del nominativo e dell'accusativo sia della prima che della seconda declinazione. Devo parlare poi del genere neutro e pian piano introdurre sia gli aggettivi di I classe (in parallelo ai nomi) sia il genitivo come modificatore del nome. Come testo di partenza userò il fumetto proposto dal manuale, cioè Pepe-Vilardo, Grammatica picta, Einaudi Scuola. 

Ci riaggiorniamo! 

mercoledì 8 settembre 2021

SPUNTI DI PROGRAMMAZIONE E UN'IDEA PER L'ACCOGLIENZA IN QUINTA LINGUISTICO

 Quest'anno per italiano avrò una quinta lasciatami in eredità. Naturalmente sono preoccupata, perché i ragazzi dovranno riabituarsi, e in fretta, a un altro metodo e inevitabilmente a un diverso approccio didattico, per quanto io possa sforzarmi di agire in continuità con l'insegnante precedente. 

Per quanto riguarda la storia della letteratura, so che dovrò partire da Manzoni e Leopardi, dunque dovrò prepararmi a tagli e sforbiciate. Gli autori fondamentali saranno:

POESIA (fino a febbraio):

- Manzoni (velocemente: i suoi legami col Romanticismo; la questione della lingua; l'idea di storia e letteratura. Testi: qualcosa dell'Adelchi e vediamo se il 5 maggio o Marzo 1821)

- Leopardi: bene

- Decadentismo: i poeti maledetti francesi, Pascoli, D'annunzio e le Avanguardie + cenni a Crepuscolari, Vociani etc.... Qui vedrei bene un percorso sul periodo e la crisi dell'intellettuale e il suo modo di porsi di fronte alla nuova società borghese e di massa; approfondimento sulla lingua di D'Annunzio

- Ungaretti (con focus sull'analisi del testo poetico: i testi brevi e pieni di immagini di Ungaretti sono una bella palestra e per altro piacciono molto; da far vedere anche il documentario sulla figura di Ungaretti realizzato dalla RAI, che mostra anche i suoi contatti con molti intellettuali del tempo)

- Montale: bene ---> legame con Dante (lettura di alcuni canti del Paradiso)

- poesie a scelta di Saba, Quasimodo, Pavese, Caproni, Luzi, Pasolini, Cucchi, Magrelli, Merini, Rosselli, Cappello...: l'idea è di lasciare la scelta ai ragazzi e che ciascuno proponga un approfondimento e una rosa di poesie alla classe


PROSA (da marzo a maggio):

- Tendenze di fine Ottocento e quindi Naturalismo e Verismo; Verga veloce con focus su alcune novelle

- Pirandello: bene

- Svevo: focus sulla Coscienza di Zeno

- Lettura integrale a scelta di un romanzo (anche in piccoli circoli di lettura) di Levi, Sciascia, Pavese, Fenoglio, Pasolini, Silone, Calvino, Cassola, Morante etc. con restituzione alla classe

Tutti i testi scelti dei vari autori saranno letti insieme in classe e preceduti e seguiti da attività di scrittura e discussione per favorire la sintonizzazione con questi stessi testi da parte dei ragazzi. 

Mi piacerebbe anche anticipare certi autori più recenti creando percorsi e collegamenti con gli autori che si affrontano nella prima parte dell'anno. Per esempio Manzoni/Vassalli o Pascoli/Pasolini oppure un percorso sull'uomo e la macchina (in senso lato) che può partire dal Futurismo (e in un certo senso anche da Leopardi e da Verga che criticano il progresso), passare per Pirandello, Svevo (il finale della Coscienza) e arrivare a collegare Orwell, Livello 7 di Roshwald e il recente Liberamente Veronica di Murraca sulla schiavitù dal cellulare. In particolare ho pensato di leggere in classe I quaderni di Serafino Gubbio operatore di Pirandello, di cui ho scoperto la bellezza grazie a una mia collega, perché è ricchissimo di spunti e permette tante connessioni (naturalmente in ottica RWW). Questo percorso sul legame tra uomo e macchina può aprire approfondimenti sulle dipendenze dalla tecnologia e dunque si può sfruttare per la scrittura di testi argomentativi e per dibattiti in classe. 

Altra idea che mi è venuta in mente è quella di accordarmi con il mio collega di Storia e Filosofia per approfondire la questione mediorientale e leggere in classe ampi stralci di G. Strada, Pappagalli verdi, offrendo poi suggerimenti per l'approfondimento e consigli di lettura di opere di narrativa su questioni di attualità (in base all'interesse personale). Ciò darebbe adito ad attività di lettura e scrittura insieme, con una raccolta di riflessioni e materiale preparatorio per il tema in classe (che non si può svolgere in maniera canonica tipo scrittura estemporanea per 3 ore in classe, cosa che vedo invece più fattibile per attività di analisi del testo di tipologia A).

Questa l'impostazione che vorrei dare alla letteratura in quinta: una comunità di lettori che leggono insieme e/o per conto loro e che si confrontano, scrivono su ciò che leggono e approfondiscono in base ai propri interessi personali, in un percorso di crescita in cui ci si alimenta culturalmente a vicenda. La carne al fuoco è davvero tanta, ma tagli e aggiustamenti li farò quando capirò che classe avrò di fronte. Relativamente alla metodologia didattica, mi ispirerò ai principi del Reading and Writing Workshop, tenendo però conto che dovrò adottare soluzioni di compromesso dovute al tipo di scuola e alla classe quinta che non posso sconvolgere più di tanto. I primi giorni di scuola, tuttavia, mi potrò permettere qualche lusso in più anche perché devo conoscere questi ragazzi e farmi conoscere! Dunque ho pensato ad un'attività di accoglienza attraverso l'albo illustrato Il buon viaggio di B. Masini e G. De Conno.


Dopo averlo letto e proiettato in classe, darò (idea che mi deriva dalla recente lettura del libro di Sabina Minuto ed Elisa Goninelli, Lettori e scrittori crescono, Pearson Ed.) questa consegna: "Scegli un oggetto disegnato nel libro e una parola o una frase che ti abbiano colpito, che parlino di te, che ti chiamino in causa e scrivi a partire da quell'oggetto e/o da quella parola o frase tutto ciò che ti viene in mente (riflessioni, domande, considerazioni su di te e sulla tua vita etc...) per tre minuti consecutivi. Non badare alla forma, ma preoccupati solo di buttar giù idee e riflessioni. Stai tranquillo/a: non è un testo finito, quanto piuttosto una forma grezza di scrittura che nessuno andrà a leggere e correggere". A questo punto come esempio leggerei ciò che ho scritto io.

Dopo i tre minuti, altra consegna: "Ora rivedi quanto hai scritto e sottolinea la frase o la parola che ti ispira altre riflessioni, quindi scrivi per altri due minuti". Anche qui presenterei il mio lavoro per far da modello di scrittura. 

A questo punto lascerei spazio alla condivisione (solo chi vorrà naturalmente). Da qui poi racconterei il mio approccio alla scrittura (fondamentale il taccuino, anche se non credo che lo chiamerò con questo nome davanti agli studenti; quindi il passaggio dalla forma grezza al testo finito) e alla letteratura, ricordando che cercheremo di studiare non (solo) LA letteratura, ma soprattutto CON la letteratura, per dirla come F. Batini. Da qui in poi ci metteremo in viaggio insieme e da qualche parte arriveremo! 

martedì 29 giugno 2021

Latino sperimentale

 Come ogni fine anno, è tempo di tirare le somme, anche con l'aiuto del riscontro dei ragazzi. Devo dire che sono particolarmente soddisfatta della sperimentazione in Latino nelle seconde del liceo linguistico, dove avevo a disposizione solo 2 ore a settimana e con la prospettiva dell'interruzione dello studio della disciplina al termine del secondo anno.

Anziché proporre le lezioncine poco motivanti di grammatica, ho scelto di leggere un testo in classe come base per recuperare poi alcune regole morfosintattiche. Come testo ho scelto "Cloelia puella Romana" (si trova in un attimo il pdf su Google) ma comunque ce ne sono tanti altri reperibili anche in internet (consiglio il sito di Vivarium Novum, una miniera d'oro: qui per esempio c'è un elenco di testi molto utili per lavorare in classe https://vivariumnovum.it/risorse-didattiche/pratica-didattica/libri-scolastici ).

Ho scelto Cloelia perché mi consentiva di lavorare sulle leggende legate al mos maiorum, visto che nel testo di parla non solo di Clelia, ma anche di Lucrezia con la cacciata di Tarquinio il Superbo, di Muzio Scevola, di Porsenna... 

Il testo è molto ripetitivo, ma questo non annoia i ragazzi, che si ritrovano frasi e parole familiari in contesti nuovi in cui devono capire come procede la storia. Queste parole poi le imparano a forza di sentirle, senza troppo sforzo. Certo, non è un bel latino, ma neanche le frasette sul manuale sono un granché, oltre ad essere poco motivanti...

Il lavoro che ho svolto è stato questo: sono partita dai prerequisiti, cioè il consolidamento delle prime due declinazioni e dei verbi (presente e imperfetto indicativi più verbo essere), oltre che delle frasi causali e temporali con l'indicativo. Poi leggevo ad alta voce il testo in classe e lo facevo manipolare ai ragazzi tramite domande (da creare o a cui rispondere), interviste ai personaggi, cloze e completamenti vari. Pian piano ho chiesto anche riassunti del capitolo (anche collettivi o a piccoli gruppi) e brani dall'italiano al latino e viceversa con strutture e termini incontrati nel testo. Altro esercizio che funzionava era partire da un'immagine che trovavo in internet (per esempio su Muzio Scevola o l'impresa di Orazio Coclite) e la facevo descrivere. 

Quando abbiamo incontrato argomenti morfosintattici che decidevo di far studiare, li recuperavamo sul manuale in uso e per casa potevo assegnare qualche esercizio lì sopra a cui aggiungevo esercizi interattivi trovati on line, apprezzati molto dai ragazzi. 

In questo modo abbiamo studiato (pian piano) le declinazioni, tutto l'indicativo, le frasi interrogative dirette, aggettivi e pronomi (quelli più frequenti), le frasi infinitive. L'attenzione non era focalizzata sull' errore, ma sulla motivazione a comprendere e poi a produrre in diversi modi frasi latine; la traduzione era lo step finale. 

La memorizzazione delle uscite di nomi, pronomi etc è avvenuta in itinere, quasi in modo naturale, senza grossi sforzi. E se qualche studente non ricordava le uscite, non veniva crocifisso ma era invitato a consultare le tabelle grammaticali, però poi nelle lezioni successive veniva richiamato e doveva dimostrare di aver memorizzato quanto richiesto, un po' per volta. La sufficienza era garantita a chi comprendeva il testo e sapeva rispondere alle domande di compagni e insegnante (in latino e in italiano) sulla storia, con l'utilizzo di un minimo di vocabolario e di strutture di base. Molti studenti hanno raggiunto l'eccellenza perché avevano interiorizzato regole morfosintattiche e costrutti e le sapevano utilizzare per la produzione orale e scritta in latino. 

Fondamentale è cercare di variare quanto più possibile le richieste utilizzando anche il gioco e le sfide in classe. I ragazzi mi hanno confessato che alla fine hanno imparato il latino (almeno quello di base) senza accorgersene! Ovviamente il lavoro di gruppo è fondamentale, sia con gruppi omogenei che eterogenei per livello al loro interno, a seconda dello scopo (il ripasso si presta a gruppi eterogenei così chi ha capito può essere utile a chi ha idee ancora poco chiare, in una logica di tutoraggio tra pari; i gruppi con membri di pari livello li ho creati quando volevo assegnare compiti di difficoltà diverse di modo che la sfida fosse stimolante e alla portata di tutti coloro a cui la proponevo). 

C'erano dei ragazzi che facevano più fatica, ed erano quelli senza basi grammaticali. Difficile attuare una didattica induttiva se non si sa riconoscere il soggetto in una frase! Perciò credo che in una prima, per esempio, si debba sostare molto su questi aspetti basilari. Nelle due classi che ho seguito, su una quarantina di alunni erano soltanto due o tre che avevano questo tipo di difficoltà e che ovviamente erano fragili anche nelle lingue straniere. 

A fine anno posso dire che questo modo di procedere abbia funzionato: i ragazzi hanno apprezzato molto il fatto di poter seguire una storia che li ha incuriositi; il carico di lavoro era proporzionato alle 2 ore settimanali; le lezioni erano varie e per lo più piacevoli. Si è coniugata la grammatica con la civiltà, con in aggiunta approfondimenti di tipo lessicale (partendo dall'etimologia e vedendo gli esiti delle parole latine in italiano e nelle altre lingue). Gli alunni mi hanno confidato che affrontavano il latino senza ansia e che comunque sentivano di imparare (con esiti diversi, certo, in base a impegno e inclinazioni). Alcuni lasciavano il latino con dispiacere (almeno così hanno dichiarato). 

Finisco dicendo una cosa per me importantissima: anch'io come insegnante mi sono divertita molto, nonostante lo sforzo di preparare praticamente tutti i materiali per le lezioni! 


mercoledì 30 dicembre 2020

DAD: CHE COSA VA SALVATO E CHE COSA VA CAMBIATO

30 dicembre 2020. Tempo di speranze e buoni propositi. Speranze relative alla scomparsa graduale del Covid ovunque e soprattutto a scuola; buoni propositi relativi agli errori da evitare, alle nuove idee da sperimentare. Nella mia riflessione mi ha aiutato molto un articolo di Pietro Alotto (leggibile qui), oltre ovviamente all'esperienza diretta. 
 PARS DESTRUENS 
 - Folle per gli alunni e gli insegnanti stare incollati al pc tutta la mattina (nella mia scuola si parla di 4 o 5 ore, a volte 6, tutti i giorni, dal lunedì al sabato); le pause da 15 minuti ogni ora non sono risolutive. Bisogna poi aggiungere che i "compiti" che assegniamo in asincrono sono da svolgere al pc e da caricare su Classroom, quindi altre ore passate a pc da aggiungere al computo (per i docenti queste ore sono peraltro incalcolabili); 
- La scuola in presenza così come è tradizionalmente organizzata ha le sue pecche, figuriamoci la sua trasposizione in modalità DAD: un fallimento, perché gli alunni "bravi", autonomi, responsabili seguono lo stesso, magari facendo un po' più di fatica e senza l'alleggerimento dato dallo stare in mezzo agli altri, mentre chi è più dispersivo o meno motivato si smarrisce ancor di più nella scuola digitale (ha più strumenti per marinare le lezioni, può copiare alla grande etc...); 
- Ecco, parliamo di valutazione: il mondo delle verifiche canoniche e, parzialmente, delle interrogazioni subisce sabotaggi continui, e i docenti sono disarmati di fronte a questi attacchi. Certo, qualche soluzione più valida di altre c'è, ma non esiste la certezza che i nostri alunni abbiano svolto in completa autonomia quiz, test, verifiche che abbiamo loro propinato tramite Google Form, Kahoot, Socrative o simili;
- Questione "comunicazione": da una parte sempre mediata da uno schermo, dall'altra ipertrofica (registro di classe, chat di Classroom, gruppi Whatsapp, messaggi privati legati ai compiti assegnati in piattaforma, email istituzionali, colloqui individuali su Meet...), cioè insostenibile per il docente e dispersiva per l'allievo, che ha la costante paura (quello responsabile, eh?) di essersi perso qualcosa da qualche parte; 
- per quanto riguarda le mie discipline specifiche: se si esula dalla lezione frontale, a volte assai complicata ("Prof, l'abbiamo persa!", "Ragazzi, mi sentite?" etc...), non ci sono molte alternative attuabili: i lavori di gruppo sono fattibili, ma di gestione assai complicata, la Flipped Classroom funziona in alcune classi (quelle con gli alunni diligenti) e forse meglio con alcune discipline, mentre per esempio con l'italiano un po' meno: leggere insieme i testi con i cuori vibranti all'unisono è magico, assegnare le letture autonome per casa o i video con la spiegazione delle stesse è freddo, a volte difficile, asettico, quindi controproducente. Della valutazione ho già parlato: le versioni di latino o le interrogazioni sui verbi a memoria sono una farsa; i temi di italiano facilmente copiabili da internet o come minimo svolti in maniera collaborativa. 

 ERRORI CHE HO COMMESSO O CHE HO RISCHIATO DI COMMETTERE: 
- lezioni basate sull'ascolto dell'insegnante: dopo un po', poi con la connessione che va e che viene, diventano insostenibili anche per gli alunni dotati delle migliori intenzioni (e poi a casa ci sono mille distrazioni, si sa); 
- Troppe, davvero TROPPE VERIFICHE: l'ansia di avere un numero CONGRUO di voti gioca brutti scherzi. Ma la scuola non può ridursi a uno squallido verifichicio... 
- trasformazione della scuola in modalità H24, sia per gli insegnanti che per gli alunni (tanto non hanno altro da fare, no?); - utilizzo di modalità di valutazione solo FINALI, sommative, molto incentrate su conoscenze e abilità, poco sulle competenze; 
- LOTTA IMPARI CONTRO INTERNET E I METODI "COLLABORATIVI" degli studenti: non è che forse sia il caso di accettare che queste cose esistano e di progettare dunque attività che le contemplino anziché inevitabilmente soccombere? 

 CHE COSA HO INDOVINATO, INVECE? 
- Lavori di gruppo in Meet: per gestirli dopo ogni lezione perdevo anni di vita, ma con risultati apprezzabili! Ho imparato ad aprire più stanze di Meet alle quali si collegavano gli alunni divisi in gruppi. Il meccanismo funziona meglio se le attività da svolgere in gruppo sono veloci e poi prevedono una restituzione finale nella "stanza madre" della lezione. Io, però, non sono un'esperta di sintesi, quindi spesso non riuscivo nella stessa lezione (della durata di 45 minuti) a dare le indicazioni, lasciare il tempo necessario per l'attività e poi finire la condivisione in plenaria. Comunque questa si piò lasciare anche alla lezione successiva, o, meglio, si può prevedere una parte di gruppo che poi vada conclusa singolarmente a casa con restituzione su Classroom; 
- Azioni di tutoraggio tra pari: ho sfruttato il sistema delle diverse stanze su Meet anche per attività di recupero attraverso il cosiddetto "peer tutoring". Ai ragazzi è piaciuto, e c'è da dire che laddove non funzionasse Meet i ragazzi potevano sopperire utilizzando Whatsapp, chiamate etc... 
- Apertura delle lezioni tramite brevi video introduttivi (da guardare anche per casa: ma devono essere di pochi minuti, altrimenti non c'è speranza) tramite cui poi far fare lettura selettiva sul manuale per visualizzare i concetti chiave di un evento o di un autore o di un periodo storico; 
- Creazione o reperimento di brevi video mirati su un aspetto specifico (per esempio di grammatica latina) per poi far svolgere degli esercizi in modalità autocorrettiva (con soluzione fornita subito dopo);
- Utilizzo di esercizi on line interattivi con soluzione immediata sia per il ripasso che per il recupero (in latino ne ho trovati alcuni su declinazioni e coniugazioni verbali); 
- Lezioni molto operative: brainstorming per il ripasso (Es.: "Ognuno di voi mi dica una parola o un concetto chiave sul Decadentismo"), caccia al tesoro (Es.: "A gruppi, trovate le risposte a queste domande tratte dal capitolo 4 di storia: vince il gruppo che fa prima e risponde correttamente": non si imbosca nessuno, credetemi!), dibattiti, condivisioni sulla propria interpretazione di una poesia letta insieme, reading teatrali dove confluiva il lavoro di diversi gruppi... 
- Per la valutazione: creazione di quiz molto veloci in Google Moduli (diverse versioni della verifica, domande somministrate in ordine casuale, tempo per la consegna ridotto); conversazioni di gruppo a partire da temi di ampio respiro; prodotti di gruppo (ad esempio mappe concettuali di storia o powerpoint da presentare a lezione) con il supporto di un diario o portfolio narrativo dove i singoli alunni possano tener traccia dell'esperienza vissuta, delle emozioni provate, delle riflessioni sorte anche in chiave autovalutativa. 

 QUANDO L'INCUBO DELLA DAD SARA' FINITO, CHE COSA SI POTRA' SALVARE? (PARS CONSTRUENS) 
Perché ci sarà pur qualcosa da salvare, no? Innanzitutto parto dalla mia idea di scuola ideale in presenza: non una didattica "a ore", ma un luogo dove si possa dar vita a progetti culturali importanti attraverso l'interconnessione tra diverse discipline, il lavoro collaborativo (che deve essere sentito come significativo) e la ricaduta all'esterno dell'Istituto. Non riesco ad immaginare come tutto ciò si possa attuare nella logica delle 18 ore a insegnante con classi "pollaio" divise con l'unico criterio dell'età, ma, dopo anni che insegno e mi interrogo su ciò che combino, ormai so che la "scuola-spezzatino" sul modello esclusivo spiegazione/verifica non può funzionare. Certo, i "bravi" ("bravi" a far che, poi? A capire che cosa richiede l'insegnante e ad eseguire ordini? Questo basta ancora nel mondo là fuori??) possono continuare a starci in un sistema così, chi ha talento magari riesce lo stesso a non perdersi, spesso contando su quello che può trovare AL DI FUORI della mera offerta scolastica. MA GLI ALTRI?? TUTTI INDEGNI?? TUTTI FANNULLONI?? Mah... 

 In attesa che il mio sogno diventi realtà, intanto penso a come rendere il mio piccolo mondo (le mie 4 ore di italiano o le mie 2 o 3 ore di latino o geostoria) un mondo migliore. Che vuol dire per me migliore? Direi in primis MOTIVANTE, ma anche EFFICACE (voglio che i miei alunni sentano che nelle mie lezioni qualcosa si impara!), mi piacerebbe dire persino INCLUSIVO se non puzzasse troppo di retorica, quindi scelgo il più convincente aggettivo COINVOLGENTE. 
 Subito mi balzano in mente le potenzialità dei quiz su Google Moduli, da utilizzare, però, come verifiche formative, cioè, uscendo dal burocratichese, come test per capire nell'immediato se gli alunni stanno seguendo, se stanno capendo e imparando (per esempio le strutture morfosintattiche latine). Quindi niente voto ma correzione (e autocorrezione) immediata. Alla fine del mese (o del bimestre) si vedono tutti insieme i punteggi del quiz e si dà un'unica valutazione (nella quale si tenga conto anche delle capacità di reazione di fronte a un fallimento, della costanza o meno dello studio, della curva di apprendimento in crescita o decrescita). 
Un altro ingrediente da salvare è la laboratorialità, anche sfruttando Classroom (ormai che abbiamo imparato ad usarlo...) e capovolgendo, quando serve, la classe, per esempio chiedendo di vedere dei video e di discuterne a gruppi allo scopo di produrre insieme qualcosa (rispondere a delle domande? Dare una risposta di gruppo a un quesito aperto?). Trovo sia imprescindibile la modalità del laboratorio con i temi di italiano: non ci si può fermare ai temi canonici come uniche occasioni di scrittura supervisionata dal docente... Ho in mente di continuare a creare "Lavori del corso" in Classroom su piccoli scritti mirati (così sono anche veloci da correggere) e/o magari di chiedere ai singoli alunni di creare una cartella condivisa con me delle loro produzioni (anche scrittura libera) per applicare con organicità le strategie del Reading and Writing Workshop (rimando al sito https://www.italianwritingteachers.it e al blog di Sabina Minuto: https://sabinaminuto.wordpress.com/). 
Per quanto riguarda lo studio della letteratura (e in particolare della poesia), rifarei anche attività come "Adotta una poesia di..." o "Riscrivi in chiave moderna la poesia di..." con l'invito agli alunni di lasciarsi andare con i testi poetici, di far sì che essi parlino a loro in questo momento. Oltre allo studio rigoroso della "storia" della letteratura, del contesto socio-culturale e quant'altro, deve esserci un dialogo tra il testo poetico x e il neolettore, perché è in ragione di tale dialogo che quella poesia è stata letta e riletta salvandosi dall'oblio. E secondo me il docente deve porre (e far porre agli studenti) domande aperte sui testi, non solo quesiti chiusi di cui sa già la risposta. Lo ricordo più che altro a me stessa perché spesso me ne dimentico e magari costruisco fantasmagoriche attività dove, stringi stringi, voglio che gli studenti arrivino a dire quello che ho già pensato io (o il critico tal dei tali). Un po' va bene (non è che un testo possa dire tutto e il contrario di tutto), ma in letteratura qualche deviazione è accettabile (purché ogni ipotesi sia costruita sul testo). 
Auguro poi a me stessa di trovare finalmente una maniera sostenibile (per me e per i ragazzi) di valutare e infine voglio annotarmi la necessità di inventare attività complesse da far svolgere a gruppi dove "copiare" dagli altri o da internet diventi un passaggio obbligato per riuscire a portare a termine il compito, evitando però che tutto si esaurisca in un copia-incolla. Potrebbe essere, per esempio per italiano, un lavoro di sintesi a partire dall'analisi di documenti nuovi oppure il confronto tra due testi appartenenti a una corrente o a un periodo storico studiati; o ancora la presentazione alla classe di un movimento letterario attraverso la lettura di alcuni testi e utilizzando come mediatore didattico una mappa concettuale... Per latino si potrebbe optare per la traduzione di un testo complesso parzialmente rielaborato (passi d'autore tali e quali si possono copincollare da internet) oppure per la rielaborazione linguistica di un testo dato insieme alla traduzione (quindi chiedendo di inventare nuove frasi con il lessico a disposizione nella versione oppure di trasformare i tempi verbali o la sintassi...). Anche una ricerca di tipo lessicale può essere interessante (quali sono i modi per tradurre una certa parola? Perché l'autore ha usato proprio quella e non le altre?). Trovo poi sempre un esercizio meraviglioso la traduzione contrastiva. 
Concludo dicendo che secondo me l'attività più preziosa di tutte (anche in termini di piacere di apprendere e costruzione di relazioni significative) resta il teatro (dal semplice roleplay alla messa in scena di un'opera anche in forma ridotta). 
Sento di avere ancora molto da riflettere sulla valutazione, ma per ora è tutto! Chissà che il 2021 mi porti consiglio...

mercoledì 9 settembre 2020

Dante in classe

Trovo molto difficile proporre Dante in modo convincente al liceo. Quando insegnavo alle medie non avevo problemi: i ragazzini non vedevano l'ora di affrontare Dante, avevano aspettative altissime; poi alle medie si fa di solito qualche passo dell'Inferno e poi si lavora su qualche idea di scrittura creativa.
Alle superiori ovviamente bisogna approfondire e leggere di più e anche da Purgatorio e Paradiso, forse meno avvincenti dell'Inferno per un adolescente. La Commedia va introdotta alla luce del percorso che Dante ha fatto fin lì partendo dalla Vita Nova (o Nuova? Alla Ssis col mitico professor Costantini ci siamo interrogati sulla correttezza o meno del dittongamento) e passando per Convivio e De vulgari eloquentia; poi bisogna lavorare su analisi retorica del testo (almeno il concetto di allegoria ecco...) e analisi linguistica (con Dante si fa anche un po' di attenzione a lessico e sintassi). In tutto questo non dimentichiamoci della narrazione, delle storie dei personaggi, del significato delle similitudini e delle complesse indicazioni astronomiche etc...
Quando apriamo un'edizione a caso della Commedia, quel che ci colpisce è quasi sempre la preponderanza delle note rispetto ai versi danteschi. Quel colpo d'occhio spesso basta per allontanare i ragazzi dalla fatica dell'impresa.
Quindi come affrontare Dante in modo rigoroso ma appassionante?
Io ho percorso finora due vie: quella della drammatizzazione e quella dell'attualizzazione.
Drammatizzazione: studio a memoria di alcuni passi dell'opera (in terza avevo scelto l'intero canto terzo dell'Inferno) e sfida di recitazione a gruppi. Naturalmente questa soluzione, dapprima contestata dai miei ragazzi e poi apprezzata, insiste molto sulla musicalità del testo, sulle figure retoriche, in particolare quelle di suono e quelle a sostegno dell'immaginazione (similitudini, metafore, allegorie) e permette di lavorare sulla comprensione profonda (lettura e recitazione si fanno bene se il testo si è capito bene). Per alleggerire il lavoro, è bene dare la parafrasi di massima e/o la sintesi dei contenuti. Grazie a questi strumenti i ragazzi guardano al testo in modo più fiducioso e si lasciano poi trasportare dalle parole... L'attualizzazione consente invece di lavorare sugli interrogativi che ancora oggi il testo dantesco ci pone: lavorando sul Purgatorio, in quarta io e i ragazzi ci siamo interrogati sul concetto di libertà (che poi abbiamo collegato ad Alfieri e Foscolo) e di felicità. Nella pratica leggevamo (e ascoltavamo) un canto o un passo particolare, cercavamo di coglierne il significato e poi partivamo con le connessioni al noi e all'oggi. Nella mia ormai non trascurabile esperienza di insegnamento ho capito che perché una lezione resti serve chiamare in causa le emozioni e rendere gli studenti operativi. In terza, dopo la memorizzazione del terzo canto dell'Inferno abbiamo lavorato a gruppi, ciascuno dei quali doveva preparare un canto per i compagni e cioè imparare a memoria dei passi significativi (qualche gruppo aveva imparato tutto il canto e lo aveva recitato alla classe), spiegarne il contenuto con un'analisi stilistica di massima e poi proporre ai compagni un gioco per la fissazione dei concetti (e qui si erano sbizzarriti!). Ecco, altro alleato imprescindibile: il gioco, il coinvolgimento di tutti. Come fare in regime di Didattica Digitale Integrata? Il gioco si può fare tramite le numerose applicazioni che gli stessi studenti conoscono; la lettura si può chiedere tramite registrazione audio /video magari per realizzare un'unica grande lettura collettiva (ho fatto così con Foscolo l'anno scorso, sia per l'Ortis che per i Sepolcri) e l'attualizzazione si può chiedere in modalità sincrona come forma di condivisione di osservazioni dopo la visione di una video lezione... Altre idee? Per esempio la realizzazione di un prodotto (multimediale o meno) come compito autentico. Poi ovviamente contano tanto la passione e l'entusiasmo del docente!

giovedì 2 aprile 2020

Latine... Virtualiter loquamur!!

Doverosa la premessa che segue: sono fortunata. Da un paio di anni collaboro con un collega che attualmente mi affianca come insegnante di sostegno, ma in realtà è un filosofo e per di più  appassionato di sperimentazione didattica, come me. Perciò noi ci sentiamo quotidianamente, facciamo il punto su ciò che ha funzionato e cosa no in classe, e da qui partiamo per inventarci qualcosa che sia il più possibile efficace. Un'altra cosa per cui non lo ringrazierò mai abbastanza è il suo essere molto critico: non mi fa sconti, se qualcosa non funziona lo dice e poi ci lavoriamo insieme (lui non si tira mai indietro, anzi, sprona me quando mi faccio prendere dal panico causa percezione di inadeguatezza rispetto ai canoni dell'insegnante tradizionale, ahimè imperanti alla scuola superiore).
Questa collaborazione è quanto mai prolifica anche ora che stiamo vivendo la tanto vituperata didattica a distanza. E posso contare su di lui sia per italiano che per latino nella classe quarta dove solitamente siamo in compresenza per molte ore.

E veniamo alle attività proposte a distanza per Latino.
Ancora in tempi non sospetti a lui era venuto in mente di caricare sul suo canale Youtube un video per il ripasso delle infinitive latine (eccolo qui) con un'introduzione teorica e poi degli esercizi da svolgere in modalità stop & go: viene proposta una frase, si invita lo studente a stoppare il video e a tradurla (dall'italiano al latino soprattutto) e poi a riazionare il video per controllare la traduzione.
Ecco che questo vecchio video è diventato un compito in Classroom per i miei alunni di terza e quarta ed è piaciuto così tanto ai ragazzi che ne abbiamo messo a punto un altro sulle infinitive passive e tra poco ne faremo altri ancora! Il compito su Classroom consiste nello svolgere gli esercizi del video sul quaderno o su un file e consegnare a me l'autocorrezione in rosso e un commento finale di monitoraggio dell'apprendimento. Da lì parto per inviare ulteriori spiegazioni e chiarimenti. Un successone! Grazie, collega Ivano!

In terza scientifico sto anche lavorando su Cesare: ho diviso la classe in gruppi omogenei al loro interno per livello; per ciascuno dei gruppi ho creato un file condiviso in Drive con un'attività specifica da svolgere commisurata al livello del gruppo. Si tratta di versioni di Cesare (o rielaborate a a partire da Cesare) da tradurre e commentare oppure di traduzioni da completare o da correggere etc... Ogni gruppo deve anche creare con il lessico del testo fornito delle nuove frasi tramite cui esercitare alcuni costrutti sintattici affrontati. Nelle attività ci sono anche domande di precomprensione in latino, richieste di analisi del testo, ricerche sui personaggi nominati nei testi etc...
I gruppi hanno lavorato assieme per svolgere gli esercizi (ognuno scriveva con un colore identificativo diverso) e poi io ho corretto o a volte solo segnalato gli errori. Ora nella videoconferenza settimanale i gruppi presenteranno uno alla volta i loro testi e sottoporranno ai compagni le loro frasi. Poi, dopo la presentazione, dovranno inventare un quiz o un gioco per verificare che i compagni abbiano capito e appreso i concetti chiave.
Tutto questo lavoro sarà oggetto di valutazione. Certo non potrò sottoporre ai ragazzi la canonica versione: non ha senso adesso (copiano, si fanno aiutare etc...).

In quarta ho proposto invece una videolezione in latino con una semplice spiegazione della vita di Virgilio (ho utilizzato uno dei libretti editi da Vivarium Novum) e ora sto pensando di partire dalla storia di Orfeo ed Euridice semplificata (la classe è molto debole in grammatica) per poi approdare all'originale virgiliano.

Sia alla terza che alla quarta ho infine girato un mio video che ho intitolato "Odi et amo coronavirus" e ho chiesto ai ragazzi di rispondermi sempre in latino con un audio o video. È un modo per farli parlare di ciò che ci sta capitando, ma con lo sforzo di utilizzare il latino. Alcuni hanno colto l'intento giocoso, altri hanno colto la palla al balzo per comunicare tutto il loro disagio, altri ancora devono ancora cimentarsi, ma l'ho concepito come un compito aperto, senza scadenza.

Concludo raccontando quel che sto facendo con la prima linguistico, in cui cerco di attuare a partire da qualche testo decente del manuale (supertradizionale) una didattica di tipo laboratoriale ispirata al latino vivo. Ora che ci sentiamo solo virtualmente, sto proponendo agli alunni capitolo per capitolo un testo semplificato su Orfeo ed Euridice (è un'edizione statunitense che si chiama Eurydice. Fabula amoris), che mi permette di raccontare la storia tratta da Virgilio e di lavorare su alcuni aspetti grammaticali che si incontrano nel testo (terza declinazione; il perfetto). Poi allego alla videolezione in latino degli esercizi sul modello dei Pensa di Familia Romana ed. Vivarium Novum. E dopo qualche giorno preparo video con il correttore.
Con una videoconferenza settimanale posso ritornare su alcuni concetti, chiarire dubbi etc...
Certo, devo preparare io tutto il materiale, ma mi diverto molto! E mi risulta che anche i ragazzi apprezzino...

È molto difficile far presa sui ragazzi con il latino. Sempre. Figuriamoci ora! Ma lavorando in modalità di gruppo e con attività molto semplici in autovalutazione mi sembra che tutti ci stiano provando.

Qui finisce il mio resoconto. Sono disponibile a passare i miei materiali a chiunque lo desideri e a ragionare insieme su queste e altre attività! Grazie e a presto con qualche idea di Geostoria!