Lettori fissi

lunedì 8 febbraio 2016

In teoria e in pratica...

Leggevo questa riflessione su Your EduAction, e devo dire che sono proprio d'accordo.
Ultimamente la scuola "tradizionale" mi sta sempre più stretta. Vedo tutti i limiti di un insegnamento fondato sul chiudersi dentro la propria auletta, con l'ansia da programma da svolgere e la campanella che incombe.
Quando ho iniziato a insegnare, fresca di studi (rigorosamente tradizionali) e reduce da una SSIS poco stimolante, non la pensavo così, anzi... Ma nel giro di pochi anni, con l'esperienza e l'approfondimento sulle metodologie didattiche, ho cambiato idea e mi sono resa conto che funzionano di più le lezioni laboratoriali (benché più difficili da preparare e da gestire) rispetto alle classiche dove fa tutto la prof e i ragazzi sono ridotti al ruolo di comparsa.
Il fatto è che gli insegnanti sono bravissimi a lamentarsi: i ragazzi non studiano, non partecipano, non ascoltano, non... Allora io, che mi lagno parecchio ma poi cerco di risolvere i problemi, suggerirei: forse che, se cambiamo il nostro metodo, otteniamo qualche risultato in più? Bisogna avere il coraggio di provare: e se uno prova, può tastare con mano che tutto sommato i ragazzi rispondono positivamente.
Il punto è che devi lottare contro un sistema: gli orari rigidi, la campanella, la poca collaborazione dei colleghi che non credono nelle metodologie alternative, i bidelli che ti fulminano se cambi la disposizione dei banchi, la tecnologia che in teoria c'è ma in pratica ti abbandona, gli ambienti angusti...
Quando ti trovi di fronte a mille e un ostacolo, a volte ti viene da chiederti: "Ma chi me lo fa fare?".
Vorrei tanto un segnale dall'alto: al di là della vuota retorica, ci crediamo davvero nell'autonomia? Allora, la vogliamo incentivare e sollecitare, direi io?
Qui se ne parla da anni, ma ad oggi le scuole (almeno la maggior parte) non sanno come attuarla davvero. O forse non osano, per evitare la sollevazione generale dei docenti che, giovani o vecchi che siano, tendono a difendere lo status quo.
Certo, viste le riforme scadenti degli ultimi anni, non hanno neanche torto; ma qui si tratterebbe di un cambiamento di metodologia didattica, di modo di intendere la scuola, un cambiamento di sostanza, efficace, utile, inclusivo. Ma faticoso (come tutti i cambiamenti). Vorrei che esso almeno si prendesse in considerazione, alla luce degli esiti della ricerca didattica, dell'esperienza, dell'efficacia in relazione ai problemi che tutti noi abbiamo ben presenti.
Sarebbe una scelta professionale, che ci chiama in causa come professionisti! Tante volte rinunciamo alla nostra professionalità perché ci fa comodo seguire altre strade, ma sbagliamo.
Io mi riferisco in particolare alla scuola media, scuola dell'obbligo con un'ampia gamma di tipologie di studenti, che non sono selezionati. Oggi la nostra scuola dell'obbligo valorizza ancora e unicamente chi ha capacità cognitive astratte, mentre chi ha un altro tipo di intelligenza è penalizzato. Eppure la mission della Secondaria di I grado è orientare, far scoprire i diversi talenti che possediamo, in un'ottica di valorizzazione delle diversità. Questo in teoria... Nella pratica?? 

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